“Giuro che mi fa arrabbiare questa storia della coerenza,
Che solo chi l’ha sempre in bocca riesce a farne senza,
Non credo di esser superiore anche io guardo Sanremo.”

I qualunquisti, The Zen Circus

Questi ultimi 50 giorni per noi di Avellino Prende Parte sono stati un viaggio intenso a cui, viste le condizioni in cui versa la città, non potevamo non prendere parte. Un viaggio con poche soste per riposarsi e godersi il paesaggio, un viaggio difficile e senza gloria o scorciatoie, con molti incontri e qualche scontro, con tanti amici a camminare con noi e molti che invece ci scrutavano da lontano con interesse e curiosità. Ed è a loro che in primo luogo vogliamo parlare con questa riflessione, perché ci sentiamo sconfitti ma non persi. Abbiamo la medesima voglia di soddisfare il nostro bisogno di un soggetto politico nuovo per la città di Avellino – e non solo- di un network di esperienze e attivisti in grado di mettere al centro del dibattito pubblico l’ecologia, l’innovazione, la partecipazione, il lavoro e la giustizia sociale come sfide del nostro tempo.


La nostra coalizione è stata sconfitta , su questo non c’è dubbio. Con poco più di 600 voti di scarto, la città nella sua interezza ha scelto come sindaco Gianluca Festa. Non si può parlare infatti, come  invece abbiamo sentito, di una assoluta  vittoria nelle periferie del nuovo sindaco come se quest’ultima potesse simboleggiare una rivincita dei subalterni della nostra città. A netto di alcune sezioni, l’elemento che ha permesso al nuovo sindaco di essere eletto è il recupero di oltre 1.000 voti nei seggi del centro cittadino, le cosiddette “roccaforti dell’Avellino bene” che avrebbero dovuto preferire nettamente la coalizione di Luca Cipriano. Un consenso, quindi, molto più trasversale di quello che viene presentato e che racconta una città, e un’operazione elettorale, ben diversa da quella che in queste ore prende forma nei dibattiti.

Bisogna inoltre tener presente che la dinamica politica che ha portato all’elezione di Gianluca Festa è molto più complessa di una “contrapposizione tra narrazioni contrastanti nel centrosinistra”,  riguarda invece una sfida di potere che si estende lungo l’interezza del territorio provinciale Irpino. Non possiamo non notare che i riferimenti politici e gli interessi economici a lui collegati, che già si erano messi in mostra nell’elezione del Presidente della Provincia Biancardi, erano impegnati contemporaneamente nelle elezioni di comuni importanti come Mercogliano lasciando presagire una strategia di conquista che riguarda tutta l’Area Vasta. Essere consapevoli di questo significa per noi essere coscienti che la nostra sfida di realizzare uno spazio politico nuovo e di alternativa non può che collocarsi quanto meno su una dimensione provinciale in grado di interrogarsi e incidere sui due nuovi livelli di governance territoriale: l’ Area Vasta e il Progetto Pilota.


Sicuramente anche sulle amministrative ad Avellino ha influito la narrazione “popolo vs èlite” uno degli elementi alla base della tecnica populista sdoganata nel nostro paese dal Movimento 5 Stelle e che in giro per il mondo ha fatto la fortuna elettorale di schieramenti anche diversi tra loro: da Podemos in Spagna a Trump negli Usa. La differenza tra questi schieramenti si misura ovviamente sui contenuti, anche se nel caso specifico della nostra città non è dato sapere quali sono. Quando si affronta l’analisi di una campagna elettorale “populista” bisogna però essere consapevoli che di narrazioni si tratta, perché il voto – con la parità del numero del sezioni vinte, in costante testa a testa, dagli schieramenti – segnala solo una leggera prevalenza in alcune stratificazioni sociali di uno schieramento sull’altro. Insomma il popolo non ha votato solo Festa e le élite non hanno votato solo Cipriano.

Sicuramente c’è stata un’incidenza, seppur ridotta dalla rottura epocale che ha rappresentato l’anno scorso la vittoria del Movimento 5 Stelle, del male atavico del nostro territorio: “le clientele” e fa male vedere i principali interpreti di questa militarizzazione dello spazio sociale e pubblico abbiano festeggiano in piazza con quello che è anche il nostro nuovo sindaco. Rivendichiamo, unici tra le compagini candidate, di aver firmato gli impegni della rete Antimafia “Avviso Pubblico” e costruito un “Piano contro le clientele” basato sulla partecipazione, la prossimità e la tutela di un rapporto tra amministrazione e cittadini fondato sulla garanzia dei diritti e non sui favori. Ci teniamo a sottolineare, infatti, che il problema di chi “vende il voto” è il bisogno e non solo l’etica: una politica progressista in grado di incedere sul fenomeno della clientela deve sostituire alla “vendita per bisogno” un’ideale di emancipazione sociale, di partecipazione pubblica, di soddisfazione collettiva dei bisogni. Qualsiasi altro approccio sarà distante anni luce dalle condizioni materiali di chi si trova nelle condizioni di dove barattare un diritto – quello al voto – con un altro che anziché essere garantito dal potere pubblico è garantito dal capobastone di turno.

La contesa elettorale – per quel che concerne il voto di opinione – si è articolata sull’errore di pensare che la città si potesse immedesimare con chi in questi ultimi decenni ha vinto, con chi eccelle negli studi e nelle professioni, con le migliori idee, con coloro che ce l’ hanno fatta nonostante tutto. Complice l’aggressività di tutti gli altri schieramenti quella che doveva essere “una nuova classe dirigente competente e cosmopolita con un’idea della città ” è stata percepita come un fronte arrogante, strafottente, distante dai problemi della città. Inoltre è stato una grave mancanza aver isolato la nostra contesa cittadina dallo scenario nazionale ed Europeo nonostante la contemporaneità con le Elezioni Europee più importanti degli ultimi anni.

Si è sottovalutato l’effetto psicologico che la decennale crisi ha avuto sulla città, impoverendola, incattivendola, destabilizzandola. Per chi è disoccupato, precario, povero, per chi non ha avuto opportunità, per chi si sente distante dal mondo della LUISS e della Bocconi, è stato più semplice immedesimarsi in un discorso “populista” capace da un lato di mascherare i grandi interessi politici ed economici che lo sostenevano e dall’altro di creare un terreno che ha suscitato simpatia, promuovendo l’idea di condividere una stessa condizione, l’immagine – falsa anche questa – di rivalsa di uno contro un apparato.

L’idea meritocratica dell’esempio da seguire, delle buone idee salvifiche – che purtroppo la nostra coalizione ha interpretato – non ha dato i risultati sperati. Così come si è sottovalutata l’incidenza della crisi come causa di indebolimento del tessuto sociale e culturale, e quindi politico, della città.  Abbiamo pensato che i contenuti giusti potessero suscitare adesione ed entusiasmo in tutta la città, l’hanno fatto solo in una parte e per nostra sfortuna non è stato sufficiente. In questo risultato ha influito non poco l’arretratezza e la provincialità di una classe imprenditoriale e borghese, quelli che si autodefiniscono la parte migliore della città trasversale a tutti gli schieramenti, che continua a vivere nei piccoli litigi e antipatie, nel “mors tua vita mea”, nelle beghe e nelle contese di un individualismo familistico che ha perso di vista la città. Una borghesia, anche politica e spesso “di sinistra”, che ad una visione di programma chiaro e ad una scelta di responsabilità – chi coraggiosamente esplicitandolo e chi indegnamente nascondendolo – ha preferito la conservazione del proprio posticino rancoroso, la possibilità di rimanere nell’indistinto di un’offerta politica alla giornata dove si può sempre sperare che arrivi “il mio giorno”. Di questa dinamica interna alla borghesia politica ed economica della città chi ne ha tratto i maggiori vantaggi è stato Gianluca Festa avendo condensato su di se, in questa parte di città,  un “voto contro” Cipriano e i suoi sostenitori.

Altra cosa da far notare è che solo chi ha qualcosa da nascondere o di cui vergognarsi, chi si sente escluso e con le armi spuntate può parlare dell’astensione come del nuovo terreno sociale che emerge da questo ballottaggio. Come se ci fosse una città che si è rifiutata, un terreno politico rivoluzionario che si è espresso tramite l’astensione. L’affluenza – superiore a quella dell’anno scorso e in linea con tutte le votazioni (tranne che due eccezioni) da quando è stato introdotto il ballottaggio–  legittima con oltre il 50% di partecipanti la vittoria di Festa e della sua coalizione. Le dinamiche del ballottaggio – in cui non ci sono consiglieri e l’offerta politica è ridotta a sole due scelte – portano naturalmente ad una riduzione drastica dell’affluenza al voto, un meccanismo di astensione insito nel sistema elettorale dell’elezione diretta a doppio turno dei sindaci e non dell’offerta politica di questa tornata. Semmai c’è – in Italia e nella maggior parte delle democrazia occidentali – un tendenziale allontanamento dal voto come conseguenza della sfiducia  verso l’utilità delle istituzioni democratiche come strumenti in grado di soddisfare i bisogni sociali ed individuali. Un tema e una sfida che ha a che fare con la società contemporanea, i rischi reazionari, le nuove tecnologie, le disuguaglianze, e molto meno con l’erroneo assioma “Festa = Cipriano”.

Lontani da noi giustificare un elettore che si astiene anzi abbiamo chiaramente detto che mai come questa volta era necessario fare una scelta. Fa specie però che ad alzare la bandiera dell’astensionismo come una vittoria (amplificando una presunta novità che non c’è) ci sia chi in pubblico per mesi ha affermato la necessità della centralità dei programmi e della partecipazione politica, che arrivato al momento del ballottaggio ha predicato l’astensione e l’uguaglianza tra i due candidati (anche se proprio sui programmi c’era la più grande oggettiva differenza tra i due schieramenti) e che nel mondo di mezzo e nel segreto dell’urna, ha organizzato voti e consensi per lo schieramento senza programma e a cui ora si promette “dura opposizione”.  

Quando si dice la dimostrazione della coerenza e della trasparenza con il proprio elettorato e con la città dei tutori del culto della morale cittadina: si spieghi, dagrandi amanti della trasparenza e del “decidiamo tutto in pubblico” (ma solo quel che è già deciso),  pubblicamente alla città il perché di questa scelta e si abbia il coraggio di difendere una linea politica solo maldestramente nascosta da dichiarazioni pubbliche di “astensione”. Non si può essere opposizione e maggioranza allo stesso tempo. E se non è stata una scelta di coalizione, ma solo di qualcuna delle parti, che lo si dica. Non a noi, ma alla città. La politica è bella quando è trasparente, quando riesce a dare agli elettori la possibilità di conoscere a fondo coloro che si candidano a rappresentarli.

 
Da parte nostra siamo felici di aver fatto altre scelte, magari difficili, discusse e discutibili, su cui però non ci siamo mai sottratti al confronto, scelte che non abbiamo mai dovuto nascondere. Scelte che ci permettono in ogni caso di camminare con la testa alta nelle strade di questa nostra martoriata città. Siamo contenti di essere altro e di poter dire che ad Avellino finalmente c’è lo spazio per un nuovo terreno progressista, di sinistra, radicato negli ideali di giustizia sociale, ecologisti, partecipativi, innovativi. Siamo contenti di aver liberato energie, idee, spazi politici non competitivi ma cooperativi, orizzontali, pronti non solo a rappresentare ma a farsi rappresentare da cittadini, movimenti, associazioni. Una rivoluzione copernicana rispetto all’autodefinitasi “sinistra cittadina” e il suo presunto monopolio di una storia e di un futuro.


Restiamo convinti che Luca Cipriano sarebbe stato un ottimo sindaco per Avellino, non il sindaco migliore ma il sindaco giusto per traghettarla verso un orizzonte nuovo capace di ridarle un’identità, uno slancio, un futuro. Crediamo che il nostro sia stato un contributo onesto all’interno di una coalizione dove – a differenza di tutte le altre –non vigeva la regola del capo ma quella della dialettica politica tra posizioni diverse in cerca di una sintesi che rappresentasse tutti.

Per noi le idee hanno ancora un valore, e ci siamo sentiti rappresentati dalle due proposte simbolo, su cui continueremo a dare battaglia, che hanno caratterizzato la nostra campagna elettorale e che erano state accolte nel programma: l’apertura di luoghi di prossimità nei quartieri a garanzia dell’ istituzione di nuovi processi partecipativi e della gestione condivisa dei beni pubblici;  la dichiarazione di “Stato di Emergenza Climatica” con le annesse politiche in materia ambientale.

Con sincerità non possiamo nascondere che avremmo preferito una coalizione liberata da disomogeneità interne e sostegni che poco avevano a vedere con la nostra visione politica. Fin da subito avevamo esplicitato i nostri dubbi, oggi possiamo – ed è una magrissima consolazione – dire di aver visto lungo e che abbiamo purtroppo regalato ai nostri avversari un fortissimo strumento di aggressione del nostro schieramento e di occultamento delle nostre proposte e differenze. Aggressioni dietro cui  in molti sono stati abili a nascondere le proprie debolezze e contraddizioni.


Ugualmente ci siamo sentiti poco rappresentati da una campagna elettorale basata sui “padrini politici” quando era evidente che in tutti e tre le proposte di “centrosinistra” erano presenti sostegni espliciti di personaggi e riferimenti ingombranti come Mancino e De Mita (in ogni caso politicamente deboli come non mai), i loro meno fortunati epigoni, i consiglieri regionali, gli incaricati del Governatore De Luca, ex sindaci della città ed ex-assessori di giunte che hanno ridotto Avellino in uno stato da “eterna incompiuta”. Nessuno poteva rivendicare una verginità eppure tutti hanno provato a farlo. Questo dibattito alimentato da stampa e candidati ha incattivito una campagna elettorale cruciale che pure doveva basarsi sulle idee e il futuro della città.

Una riflessione sul giornalismo cittadino meriterebbe ore ed ore di analisi su come ricostruire il valore di una stampa autonoma, indipendente, in grado di fare un lavoro di approfondimento, sviluppo, miglioramento del dibattito cittadino. Tra editori candidati, editori ispiratori delle liste, editori parlamentari, in città si è affermato un berlusconismo trasversale dell’informazione. Un brutto segno per la nostra democrazia cittadina.  Ugualmente i social sono stati terreno di trollaggi, accoun fake, squadracce organizzate, militarizzazione delle discussioni. Quello dell’informazione online, cartacea e social è un tema che secondo noi è centrale per migliorare la qualità del dibattito pubblico su cui ci permettiamo di ringraziare di cuore coloro che interpretano il ruolo di giornalisti con professionalità, impegno, autorevolezza e autonomia. Dal canto nostro ragioneremo nelle prossime settimane di come APP possa diventare esso stesso un soggetto di informazione e amplificazione della voce dei cittadini, associazioni, di riflessioni e contributi al dibattito politico, culturale e sociale della città.

Altra cosa che vorremmo far notare e cheabbiamo subito in queste settimane con profondo imbarazzo (in particolar modo quando ne siamo stati inconsapevoli artefici) è la “mascolinità” di questa campagna elettorale: prevaricatrice, arrogante, dai toni alti e contestatari, aggressiva. Un racconto in cui molto spesso le donne candidate o meno erano raccontate come oggetti e strumenti nella mani di altri, ovviamente maschi. Una politica declinata al maschile che ha perso le caratteristiche dell’inclusione, della comprensione, della cura.

Questo si riflette anche nella composizione del consiglio con la presenza femminile più bassa dall’introduzione della doppia preferenza di genere passando dal 28% del 2013 al 22% di quest’anno: se si vede lo storico dei consigli cittadinida decenni la parità di genere nelle istituzioni cittadine è un lontano miraggio.La società avellinese ha un evidente problema con i rapporti di genere e una necessità profonda di femminilizzazione della politica e dei rapporti sociali: crediamo che questa sia una traccia di lavoro su cui vorremmo misurarci nei prossimi anni come APP.

La città ci ha consegnato l’importantissimo ruolo di opposizione a questo nuovo governo cittadino. Ruolo che noi vogliamo interpretare con il metodo che fin dall’inizio ci siamo proposti: l’ascolto delle esperienze sociali e di movimento, la partecipazione, il supporto, la proposta e l’impegno. La nostra sarà un’opposizione costruttiva – laddove ci saranno le possibilità di aiutare concretamente questa città a migliorare – e intransigente se vedremo un utilizzo privato delle pubbliche istituzioni, se vedremo l’interesse individuale prevalere su quello generale, se vedremo il cemento prevalere sulle aree verdi, se vedremo i pochi prevalere sui tanti. Ci impegniamo fin da ora ad essere strumento in grado di far emergere quello che succede nel Palazzo di Città, di costruire all’interno di assemblee pubbliche le nostre posizioni politiche nell’assise comunale.

Nelle prossime settimane ci articoleremo come movimento politico, affronteremo una lunga traversata che possa definire in maniera inclusiva e partecipativa la nostra identità collettiva su cui lanciare una campagna di adesione e di organizzazione collettiva. Abbiamo la presunzione di dire che Avellino abbia bisogno di un soggetto aperto e inclusivo come APP e ci impegneremo a fondo, speriamo con il vostro contributo, a costruirlo.

Infine pensiamo che Avellino da sola non è niente: senza la provincia, senza la regione, senza includersi in un contesto europeo e globale la nostra città è persa. Cercheremo nelle prossime settimane e mesi interlocuzioni con realtà locali, associazioni e movimenti di tutta la provincia per coordinarci nella creazione di un nuovo spazio politico Irpino e nel contempo cercheremo di guardare a quel che si muove nel resto del Paese e in Europa.

Noi faremo la #nostraparte per migliorare la terra e il mondo in cui viviamo,

e tu?

Partecipa, #prendiparte.

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1 commento

  1. Un documento di altissimo livello espressione di una nuova classe dirigente finalmente pensante. Avete una grande responsabilità verso il bene comune. Sono orgoglioso di condividere con voi un pezzo di strada.

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