Avellino, l’Irpinia, le zone interne del Meridione costituiscono la parte strutturalmente debole e socialmente fragile del tessuto nazionale su cui l’emergenza da Coronavirus sta incidendo in maniera devastante. E’ qui che si stanno evidenziando problemi antichi e mai risolti – se non addirittura affrontati – ed è qui che nel suo punto più alto la crisi impone una valutazione attenta e severa su quanto finora compiuto e insieme indica una possibilità di trasformazione.

La necessaria e, per molti versi, obbligata costruzione di un paradigma diverso, a cui chiama non solo l’Europa ma anche quello che dovrebbe essere un naturale “istinto di sopravvivenza”, può avvenire soltanto a condizione che si manifesti una chiara e precisa consapevolezza del momento e che si delineino idee robuste e progetti attrezzati per affrontarlo. Come attiviste e attivisti delle associazioni ControVento e Avellino Prende Parte non riusciamo a scorgere nell’orizzonte Irpino, cui i vecchi vizi non sono ancora morti e le nuove virtù stentano a nascere, niente di quel che sarebbe necessario. Il nostro è uno scenario dove l’azione politica, a netto di mirabili eccezioni che si muovono nel basso della società, è pressoché assente o assolutamente consegnata all’autoreferenzialità e dove il dibattito pubblico si esprime in forme sporadiche, in maniera paradossale e con voci strozzate.

Per questo motivo le associazioni ritengono impellente di farsi promotrici di una riflessione sulla città e sulla provincia di oggi, aperta ora più che mai ai contributi della società civile e di tutti i soggetti attivi della comunità, che diventi il punto di partenza per provare a disegnare il profilo della città e della provincia di domani, con i piedi nell’emergenza e insieme con la testa che si misuri con la prospettiva.  Le associazioni ritengono indispensabile che la battaglia per scelte non resti affidata a poche voci isolate ma diventi un un’occasione di mobilitazione per quanti sentono di voler condividere una battaglia   per scelte e progetti all’ altezza delle necessità dell’Irpinia e della città capoluogo.

Il piano Next generation Ue rappresenta un’occasione fondamentale e irripetibile per verificare la capacità e l’ambizione al cambiamento. La sua filosofia è indirizzata alla creazione di una visione per l’avvenire che coinvolga soprattutto le giovani generazioni. Nella sua formulazione in sede europea determina una quota prevalente di finanziamenti per investimenti in opere e progetti che abbiano una ricaduta positiva già dal 2026, l’anno che segnerà il termine per gli interventi. Si tratta di adottare quindi un pensiero lungo, che superi la contingenza e miri a un orizzonte avanzato. Se poi si considera che il cosiddetto Recovery fund intreccia le sue voci con quelle della programmazione dei fondi comunitari 2021-2027 e con le altre che saranno contenute nel più volte annunciato Accordo di programma Irpinia-Sannio, il quadro che si presenta assume i toni di uno storico banco di prova. Siamo convinti che occorra presentarsi a questo appuntamento con grande senso di responsabilità, mettendo a disposizione tutte le energie e chiamando a raccolta quanti sentono come noi il peso di afferrare un’occasione storica e forse irripetibile.

Il piano New generation indica capitoli che immediatamente hanno a che vedere con il territorio irpino: sono titoli di dossier che dovranno essere riempiti di contenuti e così declinati secondo le esigenze delle varie zone attraverso una fase di programmazione che esalti due principii che dovranno essere fondamentali, soprattutto alla luce dell’esperienza del piano di ricostruzione dopo il terremoto del 23 novembre 1980 e della gestione dei fondi comunitari in un passato più recente.

Il primo: la trasparenza democratica nei procedimenti che nasca dall’ascolto delle esigenze e dalla più ampia partecipazione democratica.

Il secondo: l’individuazione di un modello di intervento pubblico che non soltanto sottolinei la presenza degli enti locali come soggetti attuatori dei progetti ma che li qualifichi come gli autentici luoghi della programmazione

Il Recovery fund impone un salto di metodo nelle procedure amministrative: nel rapporto con l’Europa, alla cui sintassi ci si dovrà presto adeguare se è vero che oggi soltanto poco più del 30 per cento dei fondi strutturali viene utilizzato; nella riorganizzazione totale delle amministrazioni pubbliche, la cui debolezza qualitativa e quantitativa ormai è drammaticamente evidente. Nel rapporto con i cittadini, costruendo momenti di partecipazione e co-determinazione pubblica in grado di riavvicinare il potere alle comunità e di colmare la grande lacuna di politica approfonditasi negli anni con il decadimento dei corpi intermedi, l’abolizione di circoscrizioni e province e non da ultima la riduzione dei parlamentari.

 I fondi verranno dati in acconto solo per il 13% (inizialmente era previsto il 10%) mentre tutto il saldo al completamento dei progetti nelle modalità e nei tempi preventivamente concordati e approvati dalla Ue  e quindi saranno gli Stati ad anticipare le risorse. Pertanto eventuali sforamenti e disallineamenti non riconosciuti in sede di consuntivazione vedranno gli Stati esposti a dover far fronte in proprio alle risorse inadeguatamente spese con ulteriore aggravio del proprio debito pubblico, aspetto che impone ancor di più capacità, competenze, strumenti e responsabilità adeguate, da parte delle strutture che sono preposte, nella predisposizione, gestione, controllo e presidio esecutivo dei progetti.

Insomma, è improcrastinabile uno scatto di qualità. E non sono più tollerabili i ritardi, le amnesie e gli errori strategici che stanno caratterizzando in questi tempi i maggiori enti locali presenti in Irpinia: l’amministrazione provinciale e il Comune di Avellino. Le due più importanti amministrazioni dovrebbero mettersi a capo di uno sforzo collettivo di riflessione sul PNRR che chiami a raccolta tutte le altre amministrazioni e le entità della comunità provinciale per produrre una visione collettiva del futuro della Città e della Provincia.

Purtroppo l’amministrazione provinciale, mostra di insistere nell’intento di valorizzare il territorio attraverso la Fondazione Sistema Irpinia, un organismo dagli obiettivi vaghi e dalle modalità incerte che si muove lungo i sentieri della peggiore retorica e della convenienza localistica, e con opere pubbliche di cui sinceramente non si sente il bisogno come il traforo della Valle Caudina, area che ha decisamente altre e più urgenti priorità. Appare poi ancora più grave l’esempio fornito dal Comune di Avellino, cioè del maggiore centro della provincia che dovrebbe avere un ruolo esemplare di guida per l’intera Irpinia, nella cui giunta non c’è né un assessore che si occupi della programmazione e della gestione dei fondi comunitari né un assessore alle Politiche sociali da cui aspettarsi almeno un piano per affrontare l’emergenza che è già aperta. Sono inadempienze politiche e amministrative pesanti che rischiano di rivelarsi come un pericolosissimo elemento di sottovalutazione dalle pericolosissime conseguenze.

Lo schema del Next generation Ue richiama l’impegno sulle questioni della riqualificazione ambientale e della riorganizzazione del sistema dei servizi. Vi si possono trovare le voci che riguardano

  • il collegamento con l’Alta velocità da Napoli a Bari;
  • la ristrutturazione del sistema della sanità in relazioni a crepe sempre più drammatiche nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura;
  • le pratiche per la rivoluzione verde e la transizione ecologica;
  • il superamento del gender gap, delle differenze salariali relative al genere e l’ampliamento delle opportunità, dei diritti e dei servizi per le donne che ancora oggi – e in particolare nel nostro territorio – subiscono la totalità del peso del lavoro di cura oltre che maggiori difficoltà nell’affermazione professionale e nekla conciliazione tra tempo di vita e di lavoro 
  • gli interventi contro la povertà educativa attraverso l’implementazione di istruzione e formazione; la definizione degli ecosistemi di innovazione specie nel settore dell’agricoltura; la tutela e la valorizzazione del territorio e della risorsa idrica;
  • il varo delle aree economicamente speciali; l’attenzione alla rete di infrastrutture materiali e immateriali;
  • il ridisegno di una politica della mobilità e dei collegamenti che risponda a criteri di funzionalità e rispetto per l’ambiente;
  • le operazioni su casa, trasporti e assetto del territorio in termini di sicurezza idrogeologica e di recupero dell’abitabilità dei centri spopolati.

 Queste voci, e le tante altre che ne discendono, devono portare a una mobilitazione civile che dal dibattito e dal confronto portino a un vero e proprio Piano di ripresa e resilienza in chiave irpina. E’ l’appuntamento a cui le associazioni chiamano tutte le forze vive della città e della provincia.

. La prima fase di questo percorso si articolerà nei prossimi mesi attraverso 5 forum tematici che avranno l’obiettivo di definire proposte e strategie in settori chiave per il futuro nostro territorio:

  1. Verso una società della cura: Sanità, Assistenza e Servizi Sociali.
  2. Una nuova verde Irpinia: acqua, aria e terra per un nuovo assetto del territorio.
  3. Riabitare l’Irpinia: rigenerazione urbana, equilibrio di genere, accoglienza e opportunità per restare.
  4. Irpinia 2030, un nuovo sviluppo: infrastrutture, digitalizzazione, lavoro.
  5. Sapere è potere: il futuro dell’educazione e della cultura in Irpinia.

A questi forum saranno chiamati a partecipare esperti, associazioni di categoria, cittadine e cittadini interessati a dare un contributo. Per questo motivo esortiamo alla partecipazione quanti vorranno con noi aprire un cantiere di futuro e di buona partecipazione civica da mettere a servizio del futuro dell’Irpinia.

Le associazioni ControVento e Avellino prende parte invitano a iscriversi, mandando l’adesione l’adesione o inviando contributi a:

irpinianextgeneration@gmail.com.

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