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Francesco Iandolo, il sogno di Bubba: un governo partecipato

Intervistiamo i candidatə. Inauguriamo con Francesco Iandolo il format editoriale di Avellino Progetto Partecipato in vista delle elezioni amministrative del prossimo 8 e 9 giugno.

Rispondendo ad alcune semplici e personali domande, cercheremo di entrare nelle vite dei singoli candidati e candidate per scoprire le loro storie e come mai hanno scelto di mettersi in gioco in questa tornata elettorale con APP.

Chi è Francesco Iandolo?

È Bubba, il suo soprannome, a precedere ogni presentazione. Classe 1988, Francesco Iandolo nasce ad Avellino e, ben prima di concludere gli studi universitari, inizia a dedicarsi al mondo della comunicazione.

Questo lo porta a occuparsi oggi di comunicazione e marketing come libero professionista, dopo aver conseguito, nel 2014, la laurea magistrale in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione presso l’Università “La Sapienza” di Roma.

Anche se, curriculum alla mano, una delle prime esperienze nel settore riguardano il giornalismo sportivo, il soprannome “Bubba” non ha nulla a che fare con l’omonimo e noto giornalista ligure Giorgio: è tutto nato dalla fantasia dei suoi fratelli Carlo e Luigi.

Dal 2008 Francesco è capo educatore del gruppo Scout Agesci Avellino 1 e per quattro anni è stato referente provinciale di Avellino dell’associazione Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie.

L’esperienza nel mondo associativo inizia sin dai tempi del liceo quando ha lavorato alla progettazione e alla realizzazione del Mas Fest con Koinè Art Lab.

L’intervista

Dopo qualche presentazione di rito, entriamo nel vivo dell’intervista:

Sei l’unico candidato di APP che ne viene dalla scorsa esperienza amministrativa, com’è stato sedere tra i banchi dell’opposizione?

«È stata sicuramente un’esperienza importante. Devo ammettere anche che è stata molto diversa da come l’avevo immaginata prima di candidarmi, e anche da come l’avevo idealizzata».

«Ho avuto modo di imparare molto dai miei colleghi che avevano avuto già esperienze in consiglio comunale. Al tempo stesso ho inoltre provato a tenere uno stile sempre rispettoso delle istituzioni e propositivo».

«Quello che mi rammarica è stata la totale assenza di dibattito pubblico e di dialogo, anche “privato”, fuori dai lavori dell’aula, che non ha lasciato spazio a iniziative nostre o di pezzi di città che abbiamo rappresentato e che sono stati inascoltati dall’amministrazione Festa-Nargi».

Quale evento su tutti ha influito di più nel farti appassionare alla politica?

«Sicuramente ha inciso tanto l’interesse e l’impegno per il bene comune che ho maturato grazie alla sensibilità scaturita dai percorsi collettivi nella vita associativa e nelle reti nelle quali ho collaborato».

«Ha influito molto poi anche il senso compiuto di un impegno comune come argine all’estrema destra: cinque anni fa la Lega era quasi al 30%, oggi c’è Fratelli d’Italia nella stessa posizione».

«Il pomeriggio del 21 marzo di quel periodo poi – rivela Francesco – dopo aver tenuto una manifestazione regionale con decine di migliaia di persone che ricordavano le vittime innocenti delle mafie, un noto personaggio locale legato in giudizio per vicende di criminalità organizzata, annunciava la sua candidatura a sindaco col supporto di diverse liste».

«Per me che in tanti anni ho approfondito e mi sono speso per questo tema, sembrava incredibile come nessuno si opponesse, non tanto a un diritto costituzionalmente garantito – spiega Bubba -, quanto all’opportunità e alla necessità di creare un argine forte a questa che sembrava essere una provocazione e una prova di forza. Sappiamo tutti poi le vicende come si sono sviluppate e la recrudescenza di gruppi criminali nell’autunno del 2019».

Tra le varie tue esperienze c’è il coordinamento de Il Pino Irpino. Com’è nata l’idea di girare i 118 comuni con questa carovana di persone?

«Oramai dieci anni fa insieme a un gruppo di amici avemmo l’assurda idea di girare tutti i 118 comuni della provincia di Avellino. Quando ci fermammo a riflettere per provare a progettare quel percorso, capimmo che c’era una sola cosa su cui avremmo dovuto lavorare davvero: il senso di comunità che purtroppo si è progressivamente perso».

«Una comunità, quella irpina, sempre più smarrita e sfilacciata e che noi abbiamo avuto l’onore di aiutare a ricostruire accorciando, nei fatti, le distanze geografiche e sociali».

«Abbiamo fatto leva sulla solidarietà per far accendere la scintilla e, dopo dieci anni, possiamo dire non tanto di aver fatto crescere un progetto, ma di aver costruito legami che vanno oltre il singolo campanile. Rivendichiamo l’aver favorito dialogo e collaborazione anche lì dove questo, per vicende personali, politiche e di paese, è sempre più difficile».

In che modo gestisci la responsabilità di essere il capolista della civica APP, progetto politico che unisce più mondi insieme?

«Innanzitutto non posso non ringraziare tutte le persone e i tantissimi volontari che in queste settimane ci stanno dando una mano con le varie iniziative e attività: dalle questioni burocratiche, all’ultimo dei volantinaggi».

«Ci sono donne e uomini che, credendo in questa proposta politica, stanno facendo di tutto per farci arrivare a parlare con quante più persone possibile. Se c’è una possibilità che abbiamo è convincere i cittadini e le cittadine con il nostro programma».

«Ringrazio poi chi ha riconosciuto in me un ruolo di guida e sintesi di questa coalizione civica, che nasce anche grazie al lavoro svolto in questi cinque anni in consiglio comunale. E il bisogno di coinvolgere in questo progetto altre realtà è stato per noi necessario e naturale».

Quale punto del programma ti sta più a cuore?

«Per me il tema del nuovo statuto comunale è il cuore di tutto ciò che vogliamo fare. Solo riscrivendo insieme, anche con la collaborazione dell’opposizione, ma soprattutto con la città, le nuove regole comuni possiamo rifondare e mettere le basi per la nuova città e dare vita al primo governo partecipato di Avellino. Non per noi, ma per tuttə».


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